SESSO E RITI TRIBALI


Ancora oggi in molte tribù e gruppi etnici vengono praticati veri e propri riti sessuali e Miss P ve ne racconterà qualcuno!

Nelle culture ataviche il sesso, ma anche l’amore, costituisce innanzitutto un “collante sociale”, il legame che tiene unita  e salda l’intera comunità. Per loro il sesso è una questione di riti magici, di usanze mai perdute fra uomini e divinità, il sesso è il fuoco sacro dell’esistenza. Ogni gruppo sacro detiene la propria pratica, usanza particolare. Nella Nuova Guinea le pratiche sessuali sono molteplici: partiamo dall’orgia rituale all’astinenza totale per poi arrivare alle pratiche omosessuali (Ande Alto Zaire) in cui sono coinvolti  uomini adulti, tutto questo è considerato una sorta di iniziazione. In altri gruppi gli uomini vengono preparati durante l’adolescenza a non disperdere il seme (ritenuto sacro e fonte di energia) infatti in questa tribù i rapporti tra uomini  e donne sono ridotti a sporadici incontri proprio per evitare che i maschi perdano la loro energia. Nel Sudan Occidentale , nella località di Bambara, prima che l’uomo venga chiamato in guerra viene sottoposto ad un curioso incantesimo tribale conosciuto come “il nodo magico” che consiste nel fare uscire con il suo fallo un nodo precedentemente infilato nella vagina della donna più attraente del villaggio, spesso l’uomo porta a termine con successo l’ardua impresa ma il più delle volte questa fase avvantaggia esclusivamente la donna in quanto i vari tentativi del futuro guerriero di pescare l’anello provocano in lei una serie di piacevoli orgasmi. Inoltre i Bambara credono che se un uomo si accoppia con una donna non escissa, il clitoride di lei colpirà il suo pene come fosse un serpente, mordendolo fino alla morte.

In Costa D’Avorio (precisamente ad Agni) l’intero villaggio ogni anno in onore ai sacri spiriti partecipa ad una serie di accoppiamenti collettivi. Le donne raggiungono il fiume, e dopo un bagno purificante si accoppiano con gli uomini (considerati oggetti sessuali) dedicando l’unione agli spiriti protettori della fecondità.

A Ba lumba (Katanga) le donne Bulungo (popolazione di origini egizie) si spostano soltanto se trasportate a spalla dagli uomini, avendo su di loro totale supremazia. Toccano terra solo se prese dall’irrefrenabile desiderio di accoppiarsi con questi ultimi, tra l’altro non possono rifiutare l’invito, o meglio la pretesa. Dopo l’atto le donne devono essere portate in spalla fino al villaggio. Ognuno dei confratelli ha al suo fianco una giovane ragazza chiamata “vergine dei rimedi” che diviene tale dopo un lungo rituale caratterizzato dall’introduzione in vagina di un prezioso amuleto contenente due vermi prelevati da un cadavere in stato di decomposizione. Si crede che la giovane in questo modo assuma poteri magici che userà per la preparazione di altri amuleti inserendoli nel suo organo genitale.

Uno dei più strambi comportamenti sessuali che ricordano molto l’uso dei nostri  “strapon” avviene nella regione di Azande (Alto Zaire). Qui le donne si eccitano reciprocamente strusciandosi e toccandosi il clitoride per poi penetrare la vagina dell’altra utilizzando una banana e tirandola fuori prima del raggiungimento dell’orgasmo, successivamente il frutto viene legato e tenuto stabile intorno ai fianchi con dei lacci e la donna si corica sulla partner al fine di penetrarla come farebbe un uomo.

Un rito simile avviene con l’utilizzo di un altro strumento, il c.d. “mandingo”, si tratta di un pene artificiale simile al nostro strapon che le donne Haussa (Nigeria) usano nei rapporti saffici. Intagliato in legno e rivestito di pelle, viene fissato con una cintura intorno alla vita, contiene un condotto spermatico artificiale collegato ad un testicolo fabbricato il più delle volte con una vescica di maiale. La vescica viene riempita con acqua e riso, ma nella maggior parte dei casi viene utilizzato il succo di un albero (il dalaku) poichè il colore, la consistenza e l’odore ricordano molto di più lo sperma umano.

Nel Togo e nel Benin è molto diffuso il cosiddetto culto del “serpente sacro” tant’è che sono state create delle vere e proprie associazioni femminili fedeli al culto del pitone. Queste fanciulle vivono insieme a questi serpenti addormentandosi avvinghiate a loro. Questi luoghi di culto presentano vestiboli a forma di organo sessuale  femminile tappezzati con rettili di ogni genere ma predominante è il pitone. Per un periodo di 3 anni queste fanciulle non possono avere rapporti sessuali, pena “la morte”. Allo scadere del tempo vengono consacrate dal pitone. Dal momento che l’animale non può provvedere ad un rapporto completo, sarà compito dello stregone deflorarle. In questo rito lo stregone si veste con pelli di serpente provvedendo alla deflorazione di tutte le giovani presenti. A fatto avvenuto queste giovani vengono rispettate e venerate da tutti come fossero delle Dee. Si narra che i loro poteri sono capaci di comandare i movimenti dei rettili, una delle loro usanze è quella di utilizzarli strofinandoli sui loro genitali ai fini della masturbazione.

A Dahomey le donne della tribù, conosciute come “le ragazze Fon” hanno l’uso a giorni alterni di allungare le labbra della propria vagina. L’esordio di questa pratica avviene all’inizio dei 9 anni e si protrae fino ai 15. L’operazione viene effettuata dalla madre o dalla sorella maggiore che ricoprono la vagina con un unguento che favorisce l’allungamento che può raggiungere anche i 3cm. In questo modo la vagina (essendo stata manipolata) produce durante l’atto sessuale un orgasmo molto intenso poichè le labbra allungate si stringono intorno al pene producendo un estasi notevole.

In Polinesia un tempo era molto diffusa una pratica chiamata “incrostazione del pene” che contemplava l’inserimento nel pene di piccole pietruzze, frammenti di conchiglie, coralli o altri materiali preziosi nelle piaghe formatesi a seguito delle incisioni procurate sul pene. Questi oggetti si infilavano sotto lo strato epidermico e vi restavano incorporati per sempre lasciando che la pelle in guarigione vi si rimarginasse sopra.

Il mondo dei Birmani, volendo produrre un particolare effetto sonoro, hanno sostituito le conchiglie e altri gingilli con campanellini di bronzo intorno al glande.

In Indonesia è tutt’ora in uso la pratica del “Kampiong”: trattasi di una barretta composta dai 3 metalli preziosi (rame, argento e oro) che ha generalmente una lunghezza di 5cm per 2mm di spessore, alle cui estremità vengono applicate delle palline o altre protuberanze, il tutto dopo aver collocato la barretta nel glande attraverso un foro tenuto sempre aperto con una piuma di piccione intinta nell’olio. La pratica del “kampiong” ricorda molto il cosiddetto “ampallang” ovvero un tipo di piercing posizionato orizzontalmente sul pene. E’ una pratica antica in uso presso la tribù dei Dayak del Borneo e in altri popoli indonesiani, allo scopo di ottenere un’intensa stimolazione vaginale durante il coito.

Nell’Alta Valle del Nilo, presso la popolazione dei Ganda, quando la donna da alla luce due gemelli, il padre (a differenza di altre popolazioni) ne è fiero e soddisfatto. Dopo il parto viene messa in atto una cerimonia che prevede la rimozione di un fiore di banano inserito nella vagina della sposa. Il marito davanti a tutto il villaggio, deve riuscire ad asportare con proprio pene in erezione il fiore di banano, qualora ci riuscisse deve accoppiarsi con la sposa davanti agli occhi eccitati del villaggio.

Beh..direi che Miss P si è dilungata abbastanza per darvi un infarinatura delle pratiche sessuali in molte tribù diverse tra loro. Molto interessante per Miss P questo articolo, spera quindi di avervi portato lontano..di avervi fatto viaggiare un po tra i popoli!!

Previous PIZZICA MA .. NON TROPPO!
Next MUSCOLI E SESSO..

Nessun Commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *